Il nome, secondo gli studiosi, deriva dalla fervida devozione per il vescovo di Capua, San Rufo, molto diffuso un tempo nella zona. Il territorio è ricco di grotte naturali, che si suppone abbiano offerto rifugio in epoche preistoriche, mentre è certa la frequentazione in epoca classica, come dimostra il ritrovamento di iscrizioni sepolcrali e di un monumento funerario nella frazione Campanella. L'attuale abitato di San Rufo, in ogni caso, è di origini medievali e appartenne in feudo alle famiglie Sanseverino, Stigliano, Gomez, Grimaldi, Caracciolo, Villano, Calà, Shipani, Parisi, Rinaldo e Laviano. San Rufo ha dato i natali al sacerdote e garibaldino Ovidio Serino, allo storiografo Paolo Eterni, ai pittori Feliciano, Francesco e Filomeno Pellegrini.
Architettura e arte
Il centro storico ha mantenuto, quasi intatte, le caratteristiche del borgo medievale: strette strade e case con portali in pietra, talvolta con stemmi. Ricca è l'architettura civile coi Palazzi Laviano, Marmo e Rinaldo (tutti dei secoli XVI e XVII), con le residenze nobiliari di villeggiatura che si trovano nella campagna Villino dei Mattina e Villinno dei Pagano. L'architettura religiosa è rappresentata dalla chiesa di S. Maria Maggiore, restaurata dopo il terremoto del 1980 e al cui interno si trovano alcune belle opere di arte sacra e il corpo di San Felice Martire.
Geomorfologia:
Gli Alburni sono i primi monti che si scorgono imponenti provenendo dall'autostrada A3, da nord. Anche se non raggiungono l'altezza del Cervati hanno una forma particolare, che colpisce. Sono come un enorme tavolato inclinato con i lati asimmetrici. Le dorsali che si affacciano nella valle del Sele e del Tanagro si innalzano ripide e scoscese, con un susseguirsi di guglie, torrioni, cuspidi, che ricordano i paesaggi dolomitici. Il lato nord-ovest che dà nella piana di Paestum, in particolare, si staglia netto all'orizzonte, dando l'impressione del dorso cuspidato di un rettile antidiluviano dormiente. La parte che degrada verso sud è più dolce. L'altopiano interno è ammantato da fittissime faggete ed è attraversato da un dedalo di sterrate e di sentieri (difficile orientarsi). Trovare l'acqua, poi, è impresa ardua, in quanto tutto il massiccio è un colabrodo carsico, ricco di doline, grotte (Castelcivita, Pertosa, etc.), cavità, inghiottitoi. L'acqua con un suolo simile, va subito giù prendendo vie profonde e misteriose; non si sa dove va a finire, se nel Sele o in qualche fiume sconosciuto, ipogeo. La vegetazione rappresenta tutti gli orizzonti climatici, dal piano più basso con essenze mediterranee, come olivastri, terebinti, siliquastri, al piano intermedio con querce, ontani, carpini, al piano superiore con aceri, tassi, faggi. Mancano solo estesi pascoli d'altitudine: i faggi lasciano allo scoperto le cime più alte e le dorsali più ventose. La neve, d'inverno, visita spesso questi monti, ma permane a lungo solo sul versante dirupato a settentrione. Si hanno così due climi diversi sui due lati del massiccio: il primo, appenninico e più freddo, tormenta il lato nord; il secondo, più mite ma ventoso, dimora a sud. I massicci carbonatici dell’Unità Alburno-Cervati sono costituiti da sommità enormemente appiattite, che hanno favorito l’instaurarsi del glacialismo prima e del carsismo successivamente e su cui si aprono superfici ampiamente carsificate, crivellate di doline, uvala etc. (p. es. campi di M. Arsano - Massiccio del Cervati).
Fauna:
Mammiferi: Lupo, Gatto selvatico, Vespertilio maggiore, Rinofolo maggiore, Vespertilio di Blyth, Cinghiale, Uccelli: Avela piccola, Tordo bottaccio, Quaglia, Beccaccia, Corvo Imperiale Rettili: Cervone, Biacco, Lucertola campestre, Anfibi: Ululone a ventre giallo, Salamandrina dagli occhiali, Rana agile, salamandra pezzata
Flora e vegetazione:
Vegetazione costituita da popolamenti di foreste di caducifoglie, e di prateria di alta quota, tra le specie: Ontano napoletano o cordato, Leccio, Roverella, Orniello, Faggio, Castagno, Carrubo, Tasso, Agrifoglio, Salvastrella maggiore, Coda di topo.
Come giungervi
Autostrada A3 Salerno-Reggio con uscita a Polla (da nord) o a Sala Consilina (da sud) e proseguimento lungo la S.S. 19 fino al bivio con la S.S. 166. Dista 89 km da Salerno. |